Sulle orme dei grandi viaggiatori

Le Isole Eolie, per l’integrità della flora e della fauna, il paesaggio, il suolo, le risorse idriche e l’aria, ed i caratteri salienti del territorio, sono state inserite nell’elenco dei Beni da considerarsi Patrimonio culturale dell’umanità (Heritage List – UNESCO), che significativamente è stato motivato dall’importanza internazionale per la vulcanologia rivestita dall’arcipelago e di fregiarsi del titolo di “Eolie, patrimonio dell’Umanità”, sin dal 2000.

I vulcani, “il regno di Efesto”, sono il filo conduttore delle cronache di viaggio di decine di grandi viaggiatori e scienziati, Dolomieu, Spallanzani, Houel, Dumas, Jeanne Villepreux Power, Elisée Reclus, Enrico Alberto D’Albertis, Guy de Maupassant, Luigi Salvatore d’Asburgo-Lorena e tanti altri.

Oggi, partendo dall’Info point del Parco del Caolino (la sede è attrezzata con pannelli informativi, realizzati da archeologi, naturalisti, storici, vulcanologi, nei quali viene raccontata la straordinaria realtà di questo splendido sito) o dal Parco Letterario realizzato dal Centro Studi all’interno della Chiesa dell’Immacolata all’interno del Castello di Lipari, è ancora possibile seguire le loro orme e rivisitare i luoghi descritti dagli autori, in un viaggio particolare attraverso il tempo nelle Isole Eolie.

Per approfondimenti vedi:

Giuseppe La Greca, Nel regno di Efesto -Le Eolie nei racconti di viaggio del ’700 e ’800, casa editrice Centro Studi di Lipari.

Giuseppe La Greca, “Passolina, uva passa e malvasia. L’economia vitivinicola delle Eolie”, Casa Editrice Centro Studi di Lipari.

Le cave di Pomice di Lipari

In vari momenti le Isole Eolie hanno avuto nella storia e nell’economia del Mediterraneo occidentale un’importanza di gran lunga superiore a quello che la ristrettezza del loro territorio e il numero dei loro abitanti potrebbero far supporre. Ciò avvenne nell’età neolitica, grazie al commercio dell’ossidiana, il taglientissimo vetro vulcanico eruttato dai vulcani dell’isola di Lipari, che veniva esportato fino ai più lontani lidi del bacino occidentale del Mediterraneo. E’ certamente per sfruttare i giacimenti di ossidiana che i primi gruppi umani provenienti dalla Sicilia si stanziano intorno al 4500 a. C. al Castellaro Vecchio sugli altipiani più fertili dell’isola di Lipari. Analogamente all’ossidiana, la pomice è stato un materiale da sempre ricercato per la molteplicità di impieghi che il suo sfruttamento rendeva possibile. Si può, quindi, affermare che le vicende culturali di Lipari sono scandite dalla presenza di questi due preziosi elementi: la bianca pomice e la nera ossidiana.

La pomice venne esportata dai romani, che la utilizzarono nelle loro costruzioni. Nel Medioevo, San Willibald che visitò Lipari intorno al 729, parla specificatamente della pomice che veniva usata dagli scribi per levigare la cartapecora, e che a questo fine veniva raccolta. Nel 1400, precisamente nel periodo dal 1413 al 1433, la pomice di Lipari è stata, probabilmente, utilizzata nella costruzione della Cappella di Santa Maria del Fiore a Firenze, dove serviva per la levigatura del marmo.

L’estrazione della pomice a Lipari risulta documentata dal 1680 in poi, ad opera di diversi naturalisti, ma solo nel corso del ‘900 essa si sviluppa su scala industriale, contribuendo ad incrementare notevolmente l’economia dell’isola.

Per approfondimenti vedi:

G. La Greca, La storia della Pomice di Lipari, dagli Albori alle concessioni Monopolistiche, casa Editrice Giovanni Iacolino Editore, 2003.

G. La Greca, La “Storia della Pomice di Lipari”, secondo volume, casa editrice Centro Studi Lipari, 2008.

G. La Greca, La “Storia della Pomice di Lipari”, Dal tentativo Haan alla Legge 10 del 1908”, terzo volume, casa editrice Centro Studi di Lipari. 2009.

Leonardo Bacot, note sul les carriéres de pierre ponce de Lipari” a cura di Ada e Rosario Amodeo Vichier, edizioni del Centro Studi di Lipari.

Lipari 1952 – Viaggio nelle cave di pietra pomice – fotografie di Cecilia Mangini, edizioni del Centro Studi di Lipari.


 

La Lipari di Curzio Malaparte

Curzio Malaparte trascorre, al confino a Lipari, circa sette mesi: dal 30 novembre 1933 alla fine di giugno del 1934.

Malaparte non scrive un diario del suo soggiorno a Lipari; i ricordi sono distribuiti nei suoi lavori: Fughe in prigione; Sangue; Donna come me (Fantasie), Mamma Marcia.

Con la data del 1934 è stato ritrovato nel suo archivio un “Quaderno di appunti” con prose, (poi riversate nei racconti) e poesie del periodo di Lipari. Nell’isola la costrizione obbligata si trasforma lentamente in una visione di serena e composta libertà, poeticamente espressa nell’osservazione della natura e della classicità greca dell’isola.

“Sbarcai anch’io, come l’eroe dell’Odissea, sulla nera riva di Marina Corta, quasi sugli scalini della chiesa del Purgatorio, costruita su uno scoglio alla estremità del piccolo molo, ai piedi dell’alta rupe a picco della rocca d’Eolo.”

Lipari, “l’isola di pietra galleggiante”, Vulcano, sono per lui simbolo del contatto con un ambiente selvaggio e al contempo pieno di fascinazioni mitologiche misteriose che nel corso della sua vita saranno spesso rimpiante.

Le Guide turistiche delle Isole Eolie hanno realizzato un percorso malapartiano che consente di visitare e rivivere i luoghi dello scrittore pratese.

Per approfondimenti vedi:

Giuseppe La Greca, “Curzio Malaparte alle Isole Eolie”, vita al confino, amori ed opere, Casa editrice Centro Studi Eoliani, Lipari, 2012.

G. La Greca “Voci dal Confino, Antifascisti a Lipari, 1926 L’Arrivo”, Casa Editrice Centro Studi di Lipari, 2014

G. La Greca, “Voci dal Confino, Antifascisti a Lipari, 1927 il primo anno”, Casa Editrice Centro Studi di Lipari, 2016.


Le terme di San Calogero

L’ex stabilimento termale di San Calogero

Le terme Eoliane erano ben note già ai greci ed ai romani e ciò è testimoniato dalle numerose strutture di queste epoche che gli scavi archeologici hanno messo in luce, già nell’anno 50 a.C, nel parla lo storico Diodoro Siculo.

Delle acque termali di Lipari parlano anche lo storico e geografo greco Strabone, nella sua “Geografia” ricorda fra le risorse dell’isola le sorgenti termali, e lo scrittore latino Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia”. L’erudito greco Ateneo, 2°- 3° d.C. nell’opera “Dipnosofisti” (sofisti a banchetto) menziona le sorgenti calde di Lipari fra le più note del suo tempo.

La struttura ottocentesca fu progettata e realizzata tra il 1865 ed il 1870. All’epoca del suo completamento essa era considerato un’opera pregevole per l’assistenza medica prestata ai degenti (antroterapia, fangoterapia, idropinoterapia, controllo di medici specialisti) per i servizi offerti, ma soprattutto per l’efficacia terapeutica delle acque che erano classificate come ipertermali e con caratteristiche salso-solfato-bicarbonato-alcaline.

L’impianto ha cessato la propria attività nel corso del 1975 a fine stagione termale. Non riaprirà più. I lavori di ristrutturazione durati oltre un ventennio, le scoperte archeologiche nell’area, le varie ipotesi di ristrutturazione di volta in volta proposte dalle decine di amministrazioni che si susseguono nel governo del Comune di Lipari condannano l’impianto all’oblio.

Scrive il prof. Bernabò Brea: “…La tholos di San Calogero (…) è probabile che sia il più antico edificio termale fino ad oggi conosciuto nel mondo mediterraneo, anche se l’utilizzazione a scopo curativo delle risorse termali naturali è forse vecchia come la stessa umanità. (…)”.

Possiamo ipotizzare che l’impianto sia stato costruito al tempo del leggendario Re Eolo.

Per approfondimenti vedi: Giuseppe La Greca, Le Terme di San Calogero, Gianni Iacolino Editore, 2005.

Salina, l’isola verde

Salina, insieme a Lipari, sono state le sole due isole ad essere abitate stabilmente fin dalla preistoria negli ultimi secoli del V millennio quando dalla Sicilia arrivarono gruppi umani neolitici appartenenti alla cultura di Stentinello che scelsero le isole per poter sfruttare l’ossidiana, che divenne un importante prodotto di scambio con altre materie prime.

L’insediamento abitativo più antico si trova a Rinella (Leni) nella località di Rinicedda e una traccia di frequentazione del IV millennio è stata trovata a Serro Brigadiere (Santa Marina) e sul monte Fossa delle Felci.

Durante l’Età del Bronzo Medio (II millennio a.C.) l’isola viene abitata dalle genti della cultura di Thapsos – Milazzese, che costruiscono i loro villaggi formando quattro insediamenti sul territorio. In questo periodo le isole giocano un ruolo importante di controllo strategico del mare e di difesa sulle rotte di navigazione nel mar Mediterraneo che dall’Oriente entravano nel mar Tirreno.

Nel XIII secolo, con l’arrivo degli Ausoni vi è l’abbandono dei villaggi in tutte le isole minori, eccetto Lipari. Dagli inizi del IV secolo a.C. sarà stabilmente abitata, con il principale insediamento a Santa Marina Salina dove è l’attuale cittadina.

Gli abitati in età romana sorgevano sicuramente a Valdichiesa, il cui territorio fertile consentiva di mantenere attiva la pratica dell’agricoltura.

In età romana era attivo il commercio del sale, grazie alla presenza delle Saline di Lingua sfruttate sin dall’età greca. Al commercio del sale era connessa l’attività della salagione del pesce nella fabbrica scoperta in contrada Barone, e sorta su un complesso termale di età imperiale.

In età bizantina ed altomedievale l’isola continua ad essere abitata, come testimonia la ceramica raccolta e databile dal V al VII secolo d.C. e dal VI al XIII d.C.

Durante il Medioevo, dall’839 al 1085, l’isola subì le scorrerie arabe, dopo che la situazione sembrava stabilizzata dai provvedimenti normanni, affinché venisse ripopolata l’isola dalle genti provenienti da diverse zone del basso Tirreno, la morte di Federico II avvenuta a metà del XIII° secolo fece scoppiare un tumulto che oltre al regno di Sicilia infestò i relativi mari circostanti.

Pisani, Genovesi e poi nuovamente musulmani cinsero d’assedio le Isole Eolie, facendo sì che Salina si spopolasse per l’ennesima volta.

Spopolamento che non fu però totale, grazie alla valle di Lenòi che ospitò molti abitanti. Così poté riprendere la vita di Salina, con costruzioni di chiese che stavano a dimostrare il relativo benessere economico delle borgate. L’attività mercantile raggiunse delle dimensioni tali che gli abitanti di Salina riuscirono a diventare imprenditori di loro stessi.

Ciò che guadagnavano mercanteggiando con le coste campane e ioniche lo reinvestirono nell’agricoltura locale, fino a raggiungere uno status tale da volersi finalmente affrancare dal dominio coloniale di Lipari.

Ci riuscirono il 7 febbraio 1867. Il sogno era divenuto realtà. Salina si era finalmente affrancata e S. Marina Salina era la sede del nuovo Comune unico.

Purtroppo, però nel 1889 la filossera distrusse molti vitigni, costringendo parecchi isolani ad emigrare e modificando drasticamente l’economia isolana.

Nel 1909 si arrivò infine alla nascita dei Comuni di Leni, Malfa e S. Marina Salina che sono anche i tre maggiori centri abitati, sorti secondo due direttrici di sviluppo: Malfa e Leni per il rapporto con la terra e Santa Marina per quello con il mare e i commerci.

 

 

La zona di Scari, nei pressi del molo commerciale, con la spiaggia di sabbia nera vulcanica

La più lontana dalla costa siciliana, raggiungibile per prima, all’alba, rispetto alle altre, da Napoli con una comoda nave notturna, è un’isola per pochi nonostante ad agosto riceva la visita giornaliera di migliaia di persone. Quella è solo apparenza : Stromboli, invece, è vita da vivere a stretto contatto con il respiro di uno dei vulcani più attivi al mondo. I suoi boati, unitamente alle sue eruzioni, giochi pirotecnici naturali, dal calar della sera , stupiscono e inquietano chi sbarca per la prima volta nell’isola nera, meta prediletta di chi sa rispettare e apprezzare l’anima riservata e selvaggia del luogo.

Il cielo notturno, poi, è una delle cose più strordinarie : indisturbato dall’inquinamento luminoso ( c’è la corrente elettrica ma manca l’illuminazione pubblica per scelta) lascia brillare più stelle che altrove. Come non innamorarsi di Stromboli : lo sanno bene l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, gli stilisti Dolce & Gabbana e Armani, il regista Paolo Sorrentino e tanti altri personaggi alla ricerca del buen retiro estivo. Come per Panarea, gli unici mezzi ammessi , in grado di insinuarsi negli stretti vicoli del paese sono delle golf car adibiti a taxi elettrici e le moto ape che accolgono gli ospiti al molo per accompagnarli in albergo. Una passeggiata bellissima è quella lungo la via Vittorio Emanuele , la stradina che dalla piazza centrale arriva fino alla spiaggia di Piscità. Prima è d’obbligo una sosta sulla piazza , un suggestivo belvedere sul mare e sull’isolotto basaltico di Strombolicchio. Sembra di stare dentro un dipinto.

Se il vulcano è la star dell’isola , il mare non è però da meno. Le destinazioni in barca sono tante e gli spettacoli di cui godere molteplici. Oltre allo stesso Strombolicchio, sede di un antico faro, la Sciara del Fuoco, dove si riversa la lava si staglia in tutta la sua impressionante imponenza. Una delle destinazioni più amate è l’esclusiva spiaggia di Forgia Vecchia . Ed ancora, le soste per i bagni più belli sono a Punta Lena e Punta Chiappe e alle piscine naturali vicino Ginostra Dall’altra parte della costa c’è il borgo raggiungibile solo via mare di Ginostra.

Ecco, Ginostra. E’ un villaggio di pace e tranquillità con i muli a trasportare dal molo all’abitato le merci . Non ci sono spiagge ma angoli tra scogliere dove fare il bagno dona sensazioni uniche. E poi , i fondali…anche qui da scoprire…

 

 

 

 

Vulcano, le acque calde nella zona del porto

L’isola di Vulcano, la più vicina alla Sicilia, è con Stromboli quella che presenta le manifestazioni dell’attività vulcanica. L’antica “Thermessa” , chiamata così dai greci, dall’aspetto ancora selvaggio nonostante lo sviluppo urbanistico , è nota per le sue acque calde , per i bagni sulfurei nel suo rigenerante laghetto termale frequentato da turisti provenienti da tutto il mondo.

Incantevoli le sue spiagge di fine sabbia nera vulcanica a porto Ponente ( ideale per i bambini anche per il basso fondale del mare) da dove si può ammirare un incantevole tramonto su Filicudi e Alicudi, e nella località di Gelso, a sud dell’isola. Da visitare la pineta di Capo Grillo, un’oasi verde – osservatorio su tutte le altre isole raggiungibile tra mucche e capre al pascolo dei caseifici locali.

A Vulcano, ovviamente, la differenza la fà il…vulcano. A pochi metri dal porto, attraverso un sentiero, in poco più di mezz’ora si raggiunge l’orlo craterico a 360 metri. Sensazioni ed emozioni percorrendolo da vivere e raccontare.

Panarea, un micro arcipelago di colori

La più antica, con il suo villaggio preistorico dell’eta del Bronzo, soprastante la splendida insenatura di Calajunco,e la più piccola delle Eolie. Ma, con i suoi isolotti, è quanto resta ( la parte emersa ) di un grande vulcano. Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera, gli scogli di Panarello e de Le Formiche formano un fragile microarcipelago nell’arcipelago nei cui fondali si manifestano attività esalative, sistemi idrotermali sottomarini dai quali secondo alcuni studi può avere avuto origine la vita sulla terra.

L’insieme terra – mare forma un particolare concentrato di bellezza. Suggestive le sue case bianco candido con tinte di azzurro e muri di pietre avvolte dai lussuregganti colori e dagli intensi profumi della vegetazione mediterranea, tra strettissime strade e vicoli.

Panarea è nota per la sua mondanità estiva che le dona quel tocco glamour in più .

Filicudi : verso la libertà

Filicudi, tra immersioni subacquee e tramonti

Ci spostiamo ad occidente dell’arcipelago e troviamo Filicudi , d’estate raggiungibile velocemente via mare, in aliscafo, anche da Palermo oltre che dai porti tradizionali. Se le isole di per sé danno una percezione di libertà , ci sono isole , come Filicudi, in cui questa sensazione è più evidente.

Sarà per fascino dei villaggi nudi del porto e di Pecorini , sarà per l’archeologia con il villaggio preistorico di capo Graziano e per i sottostanti relitti di un mare che ti richiama a scoprirne i suoi tesori ma anche per le meraviglie della natura come la grotta del bue marino, La Canna, faraglione di magma solidificato di 71 metri con accanto lo scoglio di Montenassari o lo scoglio Giafante. Ma per giorni di puro relax c’è anche l’oasi della spiaggia de Le Punte.

Da qualche anno, tra i punti forti, anche un centro di studio e tutela di cetacei e tartarughe marine che in queste acque, fortunatamente, abbondano con i loro transiti verso nord. Filicudi offre anche la più piccola biennale d’arte del mondo.

 

Alicudi, gradini di libertà

Alicudi, la zona dell’approdo

Alicudi, l’isola più a ovest delle Eolie è l’isola per chi ha già trovato quello che cerca.

Non può ospitare anime inquiete ma chi sa apprezzarne e sorbirne , inconsapevolmente, il suo incredibile fascino. Niente macchine, né motorini. Solo qualche asino, impiegato per trasportare merci, dal porto alla parte alta di questo cono vulcanico , attraverso un migliaio di gradini .

Scalarli a piedi, per raggiungere le varie località può anche essere faticoso ma verrete ripagati dallo stupore dello spettacolo offerto da un paesaggio che vi darà una grande sensazione di libertà. Alicudi resiste , grazie alla sue caratteristiche, al richiamo delle solite comodità ma è attrezzata anche per questo.

Potrete affittare una villa attrezzata, raggiungibile direttamente in elicottero, o una stanza in bed & breakfast come una casetta nel classico stile eoliano, bianca o dai colori pastello con tettoie di canne e muri in pietra, ovviamente con vista mozzafiato sulle altre isole .

Consigliata vivamente a chi sostiene ritmi elevati e intende ritrovarsi in un eden di semplicità tra trekking, mare, pesca e buone letture.